Da pensione minima a pensione d’oro: come ho trasformato il mio futuro economico in soli 3 anni

La pensione minima è la forma “base” che vede l’assegno pensionistico essere erogato a cadenza regolare, ma che corrisponde ad un importo non assolutamente adeguato alle necessità moderne, sostanzialmente perchè corrisponde ad un quantitativo di denaro eccessivamente modesto. Costituisce anche una forma di calcolo per altre forme di pensione. Ma come “migliorarla”?

Pensione minima: cos’è e chi può ottenerla

E’ un elemento dello stato, al quale fa ricorso in modo particolare attraverso una serie di calcoli legati alle condizioni ed al costo di vita aggiornato, anno per anno. Viene identificato in un ipotetico ambito mensile che costituisce l’importo minimo necessario per il sostentamento di vita “dignitosa”, legata al contesto della previdenza.

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Non è quindi calcolata ed erogata dal fondo assistenziale (come la pensione Sociale), ma esclusivamente per chi ha un sufficiente quantitativo di contributi versati, seguendo lo schema della pensione di vecchiaia ovvero 67 anni (che è per il 2025 e 2026 almeno) identificata come età pensionabile, oltre ad almeno 20 anni di contributi.

Questa viene destinata ai cittadini che non godono di un apporto economico sufficiente, come testimoniato dal contesto dell’ISEE: per ottenere la pensione minima al 100 % infatti (che corrisponde a circa 603 euro mensili) la soglia ISEE deve trovarsi al di sotto della quota di 36.600 euro. Se sono presenti coniugi questa viene generalmente ridotta.

Alternative di pensionamento

La pensione minima viene impiegata anche da parte dello stato per delimitare la maggior parte delle forme di pensione ma è sostanzialmente un limite troppo ridotto per ottenere una giusta forma di sostentamento economico. Per questo il sistema pensionistico che è ovviamente legato al welfare ed è in profonda crisi ha portato da tempo delle possibilità diverse.

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La stragrande maggioranza delle pensioni del sistema attuale costituiscono un elemento che fa parte del sistema misto, naturalmente portato ad identificare sia il calcolo dei contributi effettivi ma anche sul calcolo dell’età anagrafica che è legata come accennato anche all’età pensionabile, che è in rialzo da tempo (ma fissa da qualche anno a 67 anni).

Se la pensione minima può essere ottenuta in formula piena se il reddito dell’interessato non supera i 6702 euro (i redditi coniugali presentano un limite di 20107,62 euro), in caso contrario l’assegno sarà naturalmente più ridotto. Troppo per molti, per questo esistono categorie specifiche di pensionamento anticipato che possono costituire una via d’uscita.

Chi ha pochi contributi

Se non si raggiungono i 20 anni di contributi esistono altre “strade” specialmente se si fa parte di particolari categorie di cittadini e lavoratori, ad esempio chi ha almeno 67 anni ed ha versato almeno 15 anni di contributi entro la fine del 1992 può ottenere una pensione effettiva più sostanziosa.

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Il requisito contributivo si riduce a 5 anni, di cui almeno 3 versati negli ultimi cinque anni per la richiesta della pensione di inabilità o dell’assegno ordinario di invalidità. Per chi ha almeno 71 anni compiuti ed ha fatto parte della gestione INPS come quella separata se ha iniziato ad accumulare i contributi dal 1996 in poi, il limite minimo di anni è sempre di 5 anni.

Le casse integrabili in particolare alcune specifiche garantiscono un pensionamento effettivo già a partire di un carico di 10 anni di contributi versati ed accumulati. Così come esistono possibilità specifiche di pensionamento a basso calcolo contributivo per particolari tipi di invalidi, come ad esempio coloro che soffrono di qualche forma di cecità.

Importi aggiuntivi

Per ottenere una pensione di vecchiaia soddisfacente è necessario non solo rispettare basilarmente i criteri anagrafici e di contributi (67 anni e 20 anni rispettivamente) ma questi ultimi devono essere stati accumulati dal 1996 in avanti, anno nel quale è stato introdotto il sistema contributivo della pensione che ha sostituito quello precedente, retributivo.

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In caso contrario l’assegno sarà probabilmente troppo ridotto, e molto vicino alla quota dell’assegno di pensione sociale, ad oggi questo ammonta a circa 538 euro mensili. Per questo sono integrabili altre forme di assistenzialismo economico come l’Assegno di Inclusione se questo rientra nei limiti di reddito, come da regolamentazione.

Sussistono naturalmente anche per l’anno in corso i vari tipi di pensionamento anticipato, come la Pensione Anticipata Contributiva tradizionale e quella per le mansioni gravose, Ape Sociale e Opzione Donna che sono improntate ad essere impiegate per categorie specifiche come caregiver, disoccupati, disabili, ecc.
Oltre a pensionamenti anticipati per chi ha iniziato a versare contributi da prima dei 20 anni.

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